Alessandro

Scrive di professione da 29 anni.

I suoi libri sono usciti per i più importanti editori italiani: Piemme, Salani, Rizzoli, Cairo, FrancoAngeli e prossimamente Mondadori (About sex, scritto con Marco Cavalli, in libreria da aprile 2020).

Ha pubblicato finora quattro romanzi (Riceviamo e volentieri, Forlì, 2007; ¡Viva maria! - Memorie di un coltivatore di marijuana, Vicenza, 2012; Guru per caso, Milano, 2013; Non ho paura di morire, con Diego Dalla Palma, Milano, 2018), sette saggi narrativi (Manuale per i(n)felici amanti - Sopravvivere alla coppia, Milano, 2012; Crociera e delizia - Guida semiseria per aspiranti croceristi, Vicenza, 2012; Le parole sono importanti - scriverne poche e bene per lavorare meglio, Milano, 2015; Cronache sentimentali - Come sopravvivere all'amore, Milano, 2015; Abbecedario delle sciocchezze da non scriversi, Vicenza, 2017; Vino. Il romanzo segreto, con Roberto Cipresso, Milano, 2018; Sapere di tappo - La vera storia dell'oggetto più usato al mondo, con Francesca Marchetto, Vicenza, 2019), alcune guide letterarie (tra cui Di Bassano in Bassano, Bassano del Grappa, 2004; Piccole memorie dalla Grande guerra, Treviso, 2008; Treviso 101 - Le meraviglie della Marca, Treviso, 2010 e 2013). Suoi racconti amorosi sono inseriti in varie antologie (Roma, 2009 e 2010).

Ha creato il format editoriale Romanzi d’impresa®, che racconta le storie di aziende di successo e di valori. Ha scritto una quindicina di romanzi d'impresa dal 1998 a oggi. Tra i più recenti, Il signor Pool Pharma (Milano, 2018) e Dalla pelle al cuore (Milano, 2018).

CONFESSIONE BIOGRAFICA

Nella mia vita ho scritto all’incirca ottomila articoli, una decina di libri a mio nome e almeno il doppio per conto di altri, decine di racconti, una raccolta di poesie non tutte ispirate. Ho scritto moltissime frasi per la pubblicità, migliaia di titoli e sommari, recensioni di concerti, una serie televisiva con un giornalista sbadato e una fotografa gnocca che indagano su delitti commessi in Friuli, ho scritto centinaia di amorismi e una volta anche un testo che venne letto da Giovanni Paolo II a Castel Gandolfo.

Ho scritto una tesi di seicento pagine, cinque – credo – programmi elettorali e migliaia di email. Ho scritto lettere d’amore su una Olivetti del 1930 appartenuta a mio nonno e lettere di odio rabbioso battendo i tasti di un pc. Ho scritto comunicati stampa premiati da ministri e raccontini premiati da giornalini. Ho scritto quando ero esaltato e quando non ne potevo più, con pennarellini neri su blocchi a spirale e archiviando file_salva_con_nome. Ho scritto presentazioni di persone e di aziende, interviste a famosi che non lo sono più, quarte di copertina, status a bizzeffe e post quando mi ricordo che è il caso.

 

Ho scritto pochi tweet ma complessivamente, in venticinque anni di scritture professionali, milioni e milioni di parole. Le ho lasciate andare, spesso perdendone le tracce. Durante un matrimonio mi è capitato di vederle tornare indietro a pioggia da un aereo a volo basso, per essere raccolte da persone sorprese che hanno sorriso e si sono commosse, che custodivano questi biglietti nella tasca, dentro lo scomparto di una borsetta, nel pugno stretto o, dopo averle raccolte dall’erba, le lasciavano volteggiare giù a elica. Per l’uso dannunziano delle mie parole ringrazio col cuore i due protagonisti della festa, uniti dal più diffuso dei monosillabi: sì.