Scrivere è un'attitudine esistenziale, un mestiere certosino che aiuta a capire un po' più di sè e dei sentimenti che legano le persone.
Scrivo da quando ero bambino – un po' come tutti; l'unica differenza è che ho il privilegio di camparci.
Ho iniziato a scrivere per non essere costretto a fare lavori per i quali sarei stato del tutto inadeguato. Continuo a farlo per una specie di coazione a ripetere, aggravata dalla mania della precisione nel mettere parole una dietro l'altra.

Si comporta da eroe chi evita di morire a rate, una rinuncia e una pigrizia dietro l’altra, chi non ha paura di buttare tutto all’aria e di riedificare, chi non rifiuta di tornare sui propri passi, chi sfodera il sorriso nel mare in tempesta, chi scarta gli alibi, chi ti posa la mano sul braccio, chi crede che le cose potrebbero andare meglio, chi prende in considerazione che il problema sia suo, chi accudisce le passioni e piccole ritualità di sopravvivenza, chi è colto da sempre nuovi interessi, chi apprezza il gusto dell’eclettismo, chi non scappa di fronte alle difficoltà, chi coltiva l’arte sublime della sorpresa, chi ti dice ho bisogno di te, chi non teme di pronunciare verbi che non ha mai sentito né di tacere perché qualcuno ha già parlato meglio.

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Le persone cupe rappresentano un danno sociale perché costringono gli altri a essere reattivi anche per loro, a sostenere un doppio sforzo.

È consigliabile circondarsi di persone che aprano orizzonti, non che ci chiudono il pensiero. Che vivano in tensione verso qualcosa, non ripiegate a difendere i loro orticelli e le certezze acquisite.

Non abbiamo bisogno di chi ci distrugga ogni sogno, ogni progetto, di chi ne scovi, non richiesto, sempre gli aspetti negativi, le difficoltà, i motivi per cui falliremo. Provate a cambiare i loro "ma" in "e".

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