Grati per il gratis?

maggio 15th, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

L’esperienza

mi ha mostrato che

il lavoro fatto gratuitamente

è pericolosissimo,

al pari dei consigli

e delle offerte

di aiuto

non richiesti.

Vuoto a perdere

maggio 13th, 2012
Foto di Tatiana Zaghet

Odio andare in auto, anche se spesso ci sono costretto.
Lungo le strade, che percorro a una media di trenta chilometri orari quando va bene, ho modo di osservare il panorama. Sfilze di case recinzioni fabbriche. Uno dei pochi spazi liberi è stato colonizzato da una rotonda abnorme, fagiolo probabilmente di origine transgenica, e da una sfilata di capannoni disabitati – ovviamente, visto che lì intorno ce n’erano altrettanti col cartello affittasi o vendesi.
La mania occidentale di riempire tutto. L’unico vuoto che viene preservato è quello che si può vendere, quello delle confezioni esagerate con metà contenuto.
Pieni gli spazi, piene le giornate. Dobbiamo lavorare tanto per riuscire a non lavorare più. Ma, se lavori tanto,non ce la fai a goderti i frutti del lavoro. Ti manca il tempo per non lavorare, quando tutto il tempo lo dedichi al lavoro (Workaholic è una dipendenza esattamente come quella dalle droghe o dall’eccesso di vino,dal sesso o dai diamanti. Anestesia al cervello per overdose di stimoli).
Sono avanzato di due chilometri sulla provinciale. Guardo ancora fuori dal finestrino. Dobbiamo saturare il territorio di capannoni per liberare risorse con cui migliorare le condizioni locali di vita e promuovere il turismo locale, obiettivi entrambi inficiati dal proliferare dei capannoni. Non esco dal loop. Fortuna che il semaforo è diventato verde.

Scritto per “Che si sappia”, periodico di informazione sostenibilewww.associazionearianova.it

La regola del sospetto

maggio 9th, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

 Corre su due binari la fiducia: coerenza responsabile (un uomo è la sua parola), principio dell’affidamento (se tu mi assicuri una cosa, io non la metto in dubbio e anzi agisco basandomi su quella).
La fiducia è un capitale di delicata gestione: più lo utilizzi, e più si accresce; meno lo utilizzi, e più si depaupera. Una volta che l’hai usato male, è difficilissimo ricostituirlo.
La diffidenza ha invece un alto costo sociale: la sfiducia fa aumentare vertiginosamente la litigiosità.
La regola del sospetto esige un pesante prezzo anche psicologico: istituzionalizza l’incertezza, fa vivere male perché non consente di rilassarsi e impedisce la confidenza in quanto postula che nessuno ne sia degno.

fede + fiducia = fedeltà

maggio 7th, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

«Ho tanta fede in te / che durerà…». Non sapeva, il povero Montale, che entro pochi anni i bar avrebbero preteso il pagamento ancor prima dell’ordinazione, gli alberghi avrebbero consegnato il telecomando della tivù dietro versamento di una cauzione, il carrello del supermercato si sarebbe sbloccato solo con una moneta (prima 500 lire, adesso due euro), le banche avrebbero concesso credito unicamente a chi possa dimostrare di essere così ricco da non averne affatto bisogno, del mutuo.
È il crollo della fiducia, inarrestabile.
La stretta di mano ha ceduto il posto alla fideiussione, la parola data non vale neanche il fiato che è costata se non si essicca nell’inchiostro di un contratto timbrato e vidimato in ogni foglio, accompagnato dalla lauta parcella di notai, commercialisti, consulenti, legali e azzeccagarbugli vari.

Parlami d’amore

maggio 1st, 2012

Parlami d’amore
Prontuario per felici e infelici amanti

Alessandro Zaltron
in compagnia di
Marta Malengo e Stefania Carlesso
ti aspetta giovedì 3 maggio alle ore 21.30
su Radio Onda 1

Tema della puntata
“Erotismo

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Il contratto coniugale

aprile 30th, 2012
Foto di Tatiana Zaghet

La costituzione di una coppia non abbisogna di requisiti formali: è sufficiente la volontà non viziata delle parti. È un contratto a tutti gli effetti, se contiene impegni assunti liberamente.
Il contenuto? «Amarti e onorarti, nella buona e nella cattiva sorte»: lì dentro c’è tutto, compreso il progetto di creare qualcosa di nuovo dalla materia prima di entrambi.
Il vincolo coniugale è questo, non l’eventuale approdo formale al matrimonio: come insegnano gli avvocati,la carta scritta non è richiesta per l’esistenza del contratto –disporre della firma agevola solo la prova dell’avvenuto accordo.
Il matrimonio (o altro sistema coercitivo equiparabile) non assicura la continuità, allo stesso modo in cui la sua mancanza non rende automaticamente fragile la coppia.
La promessa di nozze, è vero, può salvare i coniugi dall’urgenza di trovare alternative e spronarli alla dedizione senza riserve. Ma può anche spaventarli, farli sentire in apnea, prospettiva che sobilla la fuga dei più codardi. Al pari dell’incomprensibile tormentone «o ci sposiamo o ci lasciamo» – neanche fossero soluzioni equivalenti.
Forzare la situazione generando figli per indurre al matrimonio riparatore risulta altrettanto controproducente. La prole mette a dura prova le coppie che hanno superato il rodaggio, figurarsi quelle in panne.

Lavoro vs volontariato

aprile 28th, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

La maggior parte delle persone è persuasa che la semplice disponibilità di un numero di telefono la autorizzi a importunare il suo possessore con richieste inopportune, prima fra tutte quella di lavorare gratis.
È lecito e lodevole prodigarsi senza compensi monetari, per esempio dedicandosi al volontariato, purché sia una scelta propria e non una pretesa altrui. Se il rapporto si qualifica come professionale, l’assenza di pagamento ha invece effetti nefasti.

Lavori in corso

aprile 24th, 2012

Foto di Tatiana Zaghet

Amore e lavoro dovrebbero rappresentare capitoli indipendenti, e non solo negli oroscopi per il nuovo anno.
Eppure professione e sentimenti finiscono spesso per fondersi, vuoi perché la conoscenza avviene sul posto di lavoro, vuoi per l’umana aspirazione di coinvolgere l’amato nella propria attività. Tale intreccio dà luogo a esiti variabili in relazione all’intelligenza della coppia, che a volte supera la somma aritmetica dell’intelligenza dei suoi componenti.
La quotidianità mostra che avere un compagno di talamo e al tempo stesso di scrivania provoca notevoli inconvenienti. Non c’è evasione dalla normale alternanza delle fortune: quando il lavoro va male, la coppia di conseguenza va male. Le tensioni personali, anziché costituire uno dei collanti nella dimensione della complicità, agiscono come divaricatore fra i partner e costringono a cercare sostitutivi esterni.
Potrebbero essere gravi le ripercussioni sulla libertà di chiudere il rapporto amoroso quando i soci di un’azienda – che non provino più armonia affettiva, o addirittura si odino – hanno sede, strutture, clienti comuni. Se ciascuno è impossibilitato a liquidare l’altro, che ibrido si viene a creare? Teniamo in piedi la coppia perché non possiamo sciogliere la società?
Altro che nido d’amore! Diventa un organismo di mutuo (ipotecario) soccorso, la banca dei poveri a tasso ridotto.

Parlami d’amore

aprile 23rd, 2012

Parlami d’amore
Prontuario per felici e infelici amanti

Alessandro Zaltron
in compagnia di
Marta Malengo e Stefania Carlesso
ti aspetta giovedì 26 aprile alle ore 21.30
su Radio Onda 1

Tema della puntata
“Amori impossibili

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Uscire dal seminato

aprile 20th, 2012

In questa foto si vede l’aratura di un campo che è stata deviata per risparmiare un albero in posizione apparentemente incongrua. Secondo la mentalità migliorativa dell’uomo moderno occidentale, quell’albero è una seccatura, costringe a lavoro suppletivo, rovina la regolarità parallela dei solchi, e magari neppure dà frutto. Secondo la saggezza rudimentale del contadino che è rimasto l’unico ad auscultarla, la terra, se quell’albero è lì da una serie di anni, una ragione ci dev’essere, e non è necessario che ci persuada né è consigliabile alterare una logica diversa soltanto perché non combacia con la nostra.
La curvatura inestetica seguita dal percorso dell’aratro insegna che la natura ha ragioni più ancestrali della ragione dell’uomo e che se i fiumi hanno le anse non è intelligente raddrizzarle; e se i corsi d’acqua vivono entro un alveo di ghiaia non è sensato sostituirlo con piste di cemento; e se i fondali dei mari ne sono nati privi, è stupido riempirli di rifiuti tossici; e se i monti hanno quella forma lì, perché livellarli e bucarli e bombardarli fino alla morte a scopo estrattivo?
L’aratro che sa deviare, abdicare alla stoltezza della mano che lo guida, è l’omaggio della residua umiltà umana verso la natura, madre che diventa matrigna se ci ostiniamo ad accoltellarla – e vorrei ben vedere! Non esiste nulla di degradante nel traslare un gesto per ragioni di rispetto, allo stesso modo in cui non scorgo nulla di diabolico nella vendetta del pianeta ferito che getta gli ultimi sussulti come monito della propria sofferenza. Non si può calpestare la testa del serpente a sonagli e pretendere che lui non attacchi. Ma, se basta girargli attorno senza bastonarlo, perché astenersi?
Occorre un passo indietro, o di lato, prima che la furia naturale ci spazzi via facendo perdere senso a qualsiasi passo in avanti l’umanità reputi di aver compiuto fino a ora.