Romanzi d’impresa®

Il nuovo genere letterario che dà valore alla storia delle aziende

Dove c’è umanità, là vi sono storie; storie non necessariamente belle a priori, altrimenti saremmo tutti portatori sani di capolavori inconsapevoli. È la lucida capacità creativa dello scrittore a fare la storia. L’uccisione della famiglia Clutter nel 1959 in un oscuro paesino del Kansas sarebbe rimasta il fatterello di cronaca sui giornali se Truman Capote non l’avesse trasformata in una storia scrivendo quel capolavoro di A sangue freddo.

 

In Italia la letteratura quasi mai si è occupata del lavoro. Con tutta evidenza, gli autori pubblicati hanno ritenuto che il lavoro, occupazione equivalente a un terzo della nostra esistenza, e l’impresa, ovvero l’ossatura dell’economia in cui questa si svolge, non rivestano alcun interesse narrativo; nessun interesse, perlomeno, comparabile con l’attrattiva esercitata dai serial killer e dalle sfumature di corna coniugali. Difficile dar loro torto, a scorrere i modi in cui le aziende si sono raccontate, di un’intercambiabile pesantezza tale da provocare narcolessia istantanea.

Da autore mi sono chiesto: Possibile che non vi siano storie laddove chi trascura la cultura d’impresa vede solo noia e le imprese nient’altro che metri quadri di capannoni o quintali di produzione? Non si può dunque raccontare il lavoro in maniera avvincente?

Ho trovato la mia risposta dando vita a un nuovo genere letterario e l’ho chiamato Romanzi d’impresa® – marchio che ho potuto registrare in virtù del suo carattere innovativo. È l’arte del romanzo applicata alla non-fiction; ma l’invenzione ne è il presupposto poiché inventio significa “capacità di trovare” e il romanzo condensa esattamente l’abilità dello scrittore di trovare un senso alle cose, accadute e in divenire, osservate nel tempo presente con la profonda capacità di decifrazione che solo un artista può avere.

Per scrivere un romanzo d’impresa vivo per un periodo in simbiosi con le persone dell’azienda, ne ascolto la lingua, le osservo quando meno se l’aspettano, studio la storia e la geografia del posto e il contesto sociale, carpisco l’anima del soggetto e restituisco una mia chiave di lettura sotto forma di parole. Il libro che ne risulta non è strutturalmente diverso da un romanzo giallo o fantasy, ha per contenuti la materia cui l’autore si è dedicato su commissione e per stile l’originale elaborazione creativa che la materia stessa gli ha suggerito.

In aggiunta ai romanzi che pubblico per le maggiori case editrici italiane, realizzo un paio di romanzi d’impresa all’anno (e solo quelli) che, proprio perché la loro dignità letteraria li rende bastevoli a se stessi, si vendono nelle librerie, sono conservati nelle biblioteche, vengono tradotti in altre lingue e distribuiti all’estero, presentati nei festival letterari e trasposti in serie televisive o al cinema. Se siete alla ricerca di un libro agiografico o di un elenco archivistico di vicende, non sono la persona giusta per voi: io mi riconosco nella definizione “poeta prestato all’industria”.