La vita non è semplice, ha affermato uno scrittore sudamericano; basta aver visto Stanlio e Ollio salire sulla cuccetta di un treno per rendersene conto. Se la vita non è semplice, è altrettanto inconfutabile che non facciamo nulla per semplificarla. Gli esempi più copiosi sgorgano dall'ambito della tecnologia, ma non si tratta affatto di casi marginali o da specialisti. Perché una minima infarinatura tecnologica è quella che permette a tutti il lavoro quotidiano o gli abituali modi di comunicazione.
Ho passato una mattina a tentare di disattivare da un cordless la segreteria telefonica. La Telecom tutta tronfia sbandiera che è un servizio gratuito – almeno finché ti dimentichi di averlo, e allora scatta la bolletta. In realtà, è un supplizio. Contro tutte le leggi della soddisfazione del cliente e sulla sua fidelizzazione, un gestore di telefonia ti dà in automatico delle opzioni che per te possono essere inutili o dannose, senza avere la possibilità di disattivarle da subito. Intanto te le becchi, poi sta a te l'onere di dimostrare che non ti servono. «Ma è gratis». Che me ne frega la gratuità, se non me ne faccio niente? La crociata pro semplicità parte identificando quale dei vari numeri verdi bisogna contattare. Poi si tratta di capire quale dei pulsanti del risponditore automatico devi pigiare. Intanto i minuti passano, fioccano i messaggi promozionali. «La telefonata è gratis». D'accordo, ma perché devo stare come uno stoccafisso a sorbirmi tutte 'ste marchette che poi mi distraggo e perdo la sequenza dei codici e non so più se devo premere uno o sei? Quando finalmente risponde l'operatore, ti indica la procedura di disattivazione della segreteria telefonica. Segui le istruzioni e scopri dalla voce registrata che la segreteria non è attivata. Come fa a non essere attivata se ogni volta che alzo l'apparecchio mi dicono che ho vari messaggi incisi nella segreteria? Richiamo il numero verde e quando finalmente riesco a parlare con un essere dotato di voce non sintetizzata, mi dice che loro sono il commerciale e devo chiamare i tecnici. Riformulo il numero verde e premo un altro interno; il tecnico è estremamente razionale: se la segreteria è disattivata, prima di disattivarla la devo attivare. In subordine posso chiamare il commerciale. Sto per esplodere. Sono al telefono da due ore per risolvere un problema che LORO mi hanno creato, senza neanche la mia acquiescenza. Alla fine la questione l'ho risolta, ma il presunto beneficio del “servizio” si è tradotto nella perdita di una mattinata di lavoro per eliminarlo.
Guardo ammirato stuoli di ragazzini che scrivono messaggi sul e col cellulare, a una velocità che non raggiungo neppure alla tastiera del computer. Mi hanno spiegato che il T9 è un prodigio: un programmino che ti risparmia anche l'ansia di dover pensare. Ti scrive lui le parole che NON hai pensato di formulare. Basta che premi una lettera sui tastini, e lui sa già cosa è opportuno che tu dica. Ho sempre trovato assurdo questo sistema: e cioè che debba essere io a correggere un programmino limitato che ha pochissime parole in memoria. Passi il correttore ortografico del computer che ti dà un ausilio a posteriori – anche se spesso apporta più danni che migliorie; ma, cavolo, un aggeggetto che si arroga la presunzione di pensare al posto mio, questo proprio no. Succede così che nella fretta escano degli errori talmente grossolani da incrinare amicizie e amori nascenti.
Ho il cellulare nuovo. E mi basterebbe che fungesse da telefono e da messaggeria. Se poi segna la data, meglio, sennò vorrà dire che controllo sul calendario. Il 99 per cento degli utenti, e in Italia sono più del debito pubblico, si accontenterebbe. Invece il telefonino fa e riceve foto, realizza filmati, ti fa da agenda elettronica, ti scandisce la giornata di bip bip differenziati, ti programma le e-mail, coordina le rubriche, inventa database. Fra poco cucinerà pure l'arrosto. Ma che senso ha, incasinarmi a capire milioni di funzioni se non mi interessano? Ho tentato invano di eliminare la navigazione internet dal cellulare: inavvertitamente la attivo e in bolletta mi trovo sempre quegli euro più iva che potrei risparmiare. Il gentilissimo call center della Vodafone, dopo aver profuso diffidenza neanche avessi chiesto alla centralinista di sussurrarmi frasi erotiche, mi ha spedito in posta elettronica un documento di 18 pagine, astruse, che tra l'altro indicava come attivare l'opzione; quindi, io che non sono ingegnere informatico, per estrometterla avrei dovuto seguire le istruzioni a rovescio, dall'ultima alla prima. Ah, per inciso non l'avevo né chiesta né resa operativa. Diciotto pagine.
Una volta si protestava per ottenere il riconoscimento di diritti e agguantare nuove conquiste. Fra poco ci toccherà veleggiare a basso cabotaggio implorando che non ci diano più niente di nuovo. Mi viene in mente ogni volta che qualcuno si avvale di leggi per cozzare contro il buonsenso. La legge sulla privacy e la sua applicazione. La posta non arriva da ormai due settimane a casa dei miei. Indagando, si scopre che nessuno, nella via, riceve più alcunché. All'italiana, nemmeno uno che protesti. Chiedo all'ufficio postale, dove la direttrice mi informa che il postino si è licenziato e non è ancora stato nominato il sostituto. Incuriosito, chiamo il numero verde delle Poste per denunciare il disservizio e il disagio conseguente. L'operatore è cortese. Gli spiego come stanno le cose, lui mi mitraglia con una sfilza di domande, rispondo a tono e in modo preciso. A momenti vuol sapere anche il colore delle mie mutande, non mi scompongo. Gli chiedo con chi ho parlato. Paolo. Paolo cosa, sa, ce ne sono tantini in Italia. (Una volta mi hanno raccontato che un passeggero del treno si è sentito apostrofare: «Ma va anche lei a Milano? Conosce mica un certo Marco? È mio amico»). Paolo P. Cavolo, mi dica il suo cognome, per cortesia, se devo ricontattarla come faccio? È la privacy, non posso. Come non può. Forse non sarà tenuto. Ma le ho appena disvelato la mia vita, ho fatto una denuncia, sa tutto di me (dati sensibili) e non vuol dirmi con chi ho parlato per quaranta minuti al telefono? «Grazie per la collaborazione».