abbozzo per un trattato sui parassiti

Sono un pessimo talent scout: credo che i miei “protetti” abbiamo ricevuto scarso beneficio dalla mia azione tutoria; la maggior parte di loro, del resto, si è prodigata – quasi sempre con successo – a farmi pentire anche del minimo impulso di generosità profuso nei loro confronti. Quando è andata bene, mi hanno fregato lavori; quando è andata male, la donna.

C'è chi mi ha fatto perdere un sacco di energie dietro a un suo progetto, salvo poi affidarlo a qualcun altro; chi invece si è limitato a sfruttare i miei contatti per creare qualcosa di concorrente, pretendendo che i miei amici personali passassero con lui/lei. Chi due settimane prima mi scriveva e-mail che sembravano dichiarazioni d'amore (professionale), e intanto stava lavorando per soffiarmi un incarico, senza peraltro essere in grado di svolgerlo. C'è chi, collaborando con me, raccoglieva confidenze sentimentali poi sfruttate a suo vantaggio con l'impossibile oggetto del desiderio.

Non ho paura di dare una mano, intendiamoci; sono terrorizzato di riceverne una sulla schiena, con pugnale incorporato.

Ma la categoria peggiore non è neanche questa. Dopo che ti fanno tiri del genere, sei almeno autorizzato, anche socialmente, a rescindere i legami.

Il problema sono quelli che non si scostano. Anzi, che affermano il loro diritto – e a ogni diritto è correlato un dovere: il tuo – ad ascoltarli sempre, a sorbirli comunque, per il semplice fatto di essere al mondo – tu e loro.

I parassiti: chi cioè ti assorbe la voglia di vivere lasciandoti solo le scorie dello sforzo. Strepitano per dimostrarti la loro esistenza, ti importunano perché tu sia testimone di vitalità per conto terzi. E se per caso provi a banalizzare che il tempo non è infinito e c'erano già un sacco di persone e di impegni pregressi, passi per quello che se la tira. La gente che ha tanto tempo da buttare non riesce nemmeno a sospettare che qualcuno ne possieda scorte limitate, e perciò tanto più preziose. O magari ne dispone a sacchi, con la libertà tutta sua di scialarne dove gli pare (Mi ricorda quelli che pretendono io lavori gratis, senza considerare che se faccio volontariato non ho certo intenzione di favorire dei miliardari).

Invece che farsi lusingare da un'attenzione, pretendono di essere l'intera platea; anziché ringraziare per quel po' che ottengono gratis, strillano che tutto gli è dovuto.

Una terza specie è più subdola perché invisibile a occhio nudo, a meno che non sia quello minuzioso dell'entomologo. Sono i “maestri del sottobanco”, un misto fra il parassita puro e il ragno che scava la trappola nel terreno camuffandola con uno strato leggero in modo da lasciare l'impressione che la vittima ci sia finita spontaneamente.

Questi prima ti mettono sotto a lavorare e poi lavorano “sotto”, con l'intento di superarti, di soppiantarti, di farsi belli. Un soggetto che ha bisogno di sentirsi superiore a qualcun altro per provare soddisfazione è un ben misero esemplare umano, penso sia evidente. L'unica gioia che offre è lo spettacolo della sua pochezza.

Strepita che spaccherà il mondo e appena la moglie (o il marito) fischia, abbassa le orecchie e raccoglie l'osso. Si sposta secondo le correnti perché farsi sospingere è la sua unica chance di restare a galla. Prono coi potenti, si consola denigrandoli alle spalle e tramando imboscate da reietto. Privo di una professionalità riconosciuta, si crede abilitato a sdoganarsi in tutte, denotando una mancanza di senso del ridicolo pari solo alla esiguità della rendita di potere che sta inseguendo.

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