CHIUSA
E stamattina ho pianto...
Sono così carico di gioia infelice, così pervaso di bellezza che mi atterrisce, così vulnerabile a poche parole, a un arrangiamento di archi, alla voce ascendente del disco nel lettore.
«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio».
È il Montale amato maestro ripescato dall’opera omnia, qualche barlume a spizzichi. Troppo potente. Non so a chi sto pensando, al senso di perdita e di vuoto, alla mancanza di una generica dolcezza che ha mani concrete visi illuminati fattezze stagliate, ma sono quelli di troppe persone e di volti letti in qualche bel libro, reminiscenze di giorni mai vissuti, asportati da un verso sporco di canzone. Tutto così indefinito, eppure talmente chiaro.
È confortevole tornare alla sera in questa casetta, trovare il pulsante familiare della luce, avvertire il tepore del termo tenuto al minimo costante, allungare la mano nel frigo e prendere a caso qualcosa, richiudere la porta alle spalle e precipitare nel letto, distendersi in diagonale, trovare il giusto contesto della nuca tra i cuscini accostati.
Sarebbe rincuorante allungare il braccio e sulla federa fresca trovare una piccola matassa di capelli biondi da filtrare tra le dita, da far passare lentamente sotto il naso per decifrarne l’aroma come di un vino buono di un’annata speciale, a cui il rituale rende più dolce il sapore.
Sarebbe bello, a volte, passeggiare sulle impronte di sabbia bagnata a Caorle o rimboccare il bavero al venticello sul lungo corso di Chioggia, c’è questo saporino frizzante di vacanza e un po’ di malinconia, la brezza le alghe il pesce che si scioglie tra lingua e palato...
Le cose che stanno virando, gli attimi che godi con la netta percezione che saranno gli ultimi. Le guardi il disegno dell’orecchio, l’inarcarsi della fronte, le tasti la vita sotto il cappotto e ti sembra talmente assurdo che fra poco non sarai più con lei e già aspetti il codice di altri pianeti, come se la novità fosse necessariamente sintomo di perfezione...
Riassapori con gli occhi quello che già sai nella mente per averlo troppo goduto e memorizzato, sono quei gesti elastici che si imprimono a caso, anche un po’ banali, l’intonazione – quante voci queste donne, che sfida riconoscerle, prima, e ora sapere esattamente a cosa rimandano. Sapere che lei è di nuovo innamorata e insensata e io sì, però non so di chi. Lo sapevo, l’ho saputo, ma è tutto quasi perso. Tranne questa sensazione appagante di naufragio che mi tiene qui, e ci starei per ore a ripescare perle e frammenti nella mia rete a maglie strette. Dove tutto resta, compreso ciò che se n’è andato, anzi soprattutto quello, perché è la sola ricchezza che non potrai più replicare.
Milioni di scale, dandole il braccio...
Stamattina mi alzo e c’è un velo di neve, sui tetti.