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Buonsenso

Nella logica traviata che ha sostituito i sensi di colpa o il senso d’indifferenza al buonsenso, sono gli inadempienti che pretendono di dettare le condizioni. Chi è dalla parte della ragione si deve giustificare per ottenere ciò che gli spetta. Ridateci quella ragionevolezza istintiva, impregiudicata da condizionamenti culturali, o dall’ignoranza. Quel pudore che guida le parole e le azioni a non offendere l’intelligenza del prossimo.

Chissà che illumini il vicino di casa dal sorriso ebete che taglia l’erba alle due di ogni domenica pomeriggio, nel giardino un metro per unovirgolacinque, con attrezzature rombanti che disboscherebbero l’Amazzonia. Che provochi uno stiramento all’avambraccio della mano ingioiellata che esce dal finestrino e da cui piovono sul parabrezza di chi segue mozziconi di sigarette, carte di cioccolatini, fazzolettini ripetutamente soffiati. Buchi lo pneumatico anteriore destro all’indaffaratissimo perditempo che occupa i posti riservati ai mezzi dei disabili, perché tanto chi vuoi che venga adesso e poi sto via solo due minutini.

Senza buonsenso è vana qualsiasi discussione. Comprese quelle interminabili con gli impiegati di concetto privi di elasticità mentale, burocrati esecutori di obblighi di cui, non afferrando la ragione, non possono tarare l’applicazione. Quelli che fanno fino a lì e non un centimetro in là, perché non sono «tenuti». Che mettono maggiore impegno a piantare paletti di quello che servirebbe a estirpare pretesti. Che si ingegnano a occupare le giornate pur di non eseguire un gesto in più delle competenze che si sono attribuite. Che tirano indietro per tirare innanzi, o a campare. «Usa il buonsenso» sto per sbottare. Poi mi trattengo, sennò dicono che sono aggressivo.