Il rapporto con i mass media:
un-decalogo del perfetto imprenditore
- Mai chiedere di vedere l’articolo o “la bozza” prima della pubblicazione. È un’ingerenza indebita che implicitamente dà al giornalista dell’incapace. Sarebbe come se il giornalista medesimo pretendesse di controllare i vostri prodotti prima che siano spediti. A ognuno il suo mestiere.
- Il giornalista ha bisogno di notizie, ma voi avete bisogno che la vostra azienda diventi una notizia. Di imprese ce ne sono a migliaia, di testate un po’ meno. Quindi, l’interesse maggiore è vostro.
- Non dare per scontato che tutti conoscano la propria azienda o il settore merceologico in cui si opera o le fasi di lavorazione. Meglio dare un’informazione in più che una in meno, magari incidentalmente, senza usare toni cattedratici o seccati (“Come Lei sa…”).
- Evitare di chiedere di essere intervistati da un altro giornalista – collega, o addirittura collaboratore di una testata concorrente – adducendo che lo si preferirebbe.
- Non domandare quando uscirà il pezzo o pretendere che il giornalista telefoni per comunicare il giorno della pubblicazione. A meno che il giornale o periodico non sia irreperibile nella zona in cui opera l’imprenditore.
- L’imprenditore tenga personalmente i rapporti con la stampa o deleghi persone cortesi e competenti. Capita spesso di vedere segretarie molto abili a portare la minigonna trasformate in responsabili di pub(bl)iche relazioni senza avere molto altro da offrire.
- Presentarsi per telefono e non pronunciare il cognome prima del nome: fa tanto caserma.
- Non accampare scuse per non ricevere i giornalisti, né farli attendere mezze ore al telefono o dare appuntamenti che non si rispetteranno. Non esibirsi nello scaricabarile: passare la patata bollente al ragioniere, che la passa alla centralinista, che la passa al magazziniere…
- Predisporre una scheda sintetica di presentazione dell’azienda, da poter trasmettere, in caso di urgenza, per fax o via posta elettronica. Controllare che non ci siano, almeno, errori di grammatica.
- Non usare il dialetto veneto se è un modo per porre barriere, con interlocutori magari milanesi o romani. Sì, se rappresenta una forma di simpatica “complicità” e di immediatezza espressiva.
- Se non è proprio indispensabile, astenersi dal chiamare “collega” il giornalista in virtù di un articolo scritto trent’anni prima sul bollettino parrocchiale. E non dargli del “tu”, anche se si reputa che sia giovane d’età.
p.s. SITO INTERNET: caro imprenditore, punta all'essenzialità:
a) niente musiche, massimamente da evitare la colonna sonora de La stangata, bellissmo film ma che parla di una truffa colossale... I tuoi potenziali clienti potrebbero non prenderla benissimo;
b) abolire quegli orribili intro di immagini scomposte che non servono a niente nè per trasmettere contenuti nè per creare un'atmosfera, e fanno solo perdere tempo;
c) non usare tecnologie Flash o simili: in tal modo impedisci di fare il copia&incolla dei testi, attività primaria di molti "giornalisti".

Un-decalogo per...