Un collega più anziano di me, complimentandosi di recente per un mio lavoro, concludeva: “Ma, Zaltron, quand'è che ti metterai a fare il giornalista sul serio?”. La battuta è emblematica di una concezione del giornalismo che non tiene conto, fra le altre bazzecole, dell'avvento di Internet, dell'evoluzione delle tecnologie di stampa e del fatto che viviamo nell'era della comunicazione.

Il giornalista rimane riconoscibile per quello che da sempre lo connota: è un mediatore di informazioni. Ma non è più solo colui che scrive articoli per un giornale. All'interno di ogni mass medium c'è chi firma/compare e c'è chi svolge il lavoro di redazione, forse più oscuro ma indispensabile. Una mansione a volte molto vicina a quella del grafico impaginatore e spesso di interscambio rispetto al tipografo. All'interno dei siti – almeno di quelli più strutturati – fa l'avvento la figura del “contenutista”. Anchorman televisivi diventano conduttori e personaggi dello spettacolo.

Molte aziende, parecchie istituzioni e quasi tutti gli eventi dispongono di un addetto stampa o addirittura di un intero ufficio stampa, i politici si avvalgono del portavoce. Cariche istituzionali e imprenditori di spicco assoldano i ghostwriter, coloro che scrivono discorsi per altri. Spesso, pur dovendo ribadire la necessaria distinzione tra giornalismo e pubblicità, il comunicatore redige testi promozionali, con tanto di headline (slogan). Una breve rassegna di esempi per dire: la figura del giornalista, oggi, appare molto più eclettica ed effervescente rispetto al recente passato.

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